L’ascolto «come l’amore: senza misura»

L’ascolto «come l’amore: senza misura»

Il cardinale De Donatis ha incontrato nella basilica lateranense gli operatori di pastorale giovanile, a cui ha rinnovato l'invito ad «ascoltare il cuore dell'altro»
19 Settembre 2019 Diocesi

Usare il cuore, «centro di tutta la persona e luogo in cui risiede, opera e agisce lo Spirito Santo», per praticare «l’ascolto del grido della città e in particolare dei ragazzi e dei giovani». Questa la consegna che il cardinale vicario Angelo De Donatis ha affidato ieri sera, 18 settembre, ai tanti operatori di pastorale giovanile riuniti nella basilica di San Giovanni in Laterano per la seconda delle quattro serate di avvio dell’anno pastorale. «Anche noi come Samuele siamo desiderosi di un ascolto autentico – ha detto il porporato commentando la lettura del profeta e ultimo giudice d’Israele -: animati da un atteggiamento di profonda conversione, chiediamo la grazia di un cuore attento perché non ci sfugga nessuna delle parole dei giovani, riuscendo ad entrare così nell’intimo dei loro bisogni e delle loro attese», avendo come modello e riferimento «Maria che custodiva nel cuore tutto quello che udiva».

Per ascoltare davvero, «con tutto ciò che siamo, è decisivo avere un atteggiamento ospitale – ha aggiunto -, facendo spazio all’altro, sottraendoci per non essere noi al centro» e, ancora, «serve uno sguardo di simpatia per generare una relazione vera». De Donatis ha poi evidenziato come «il cuore è abitato dallo Spirito Santo»; nel cuore dunque «c’è la presenza di Dio e la Parola, allora, non ci raggiunge dall’esterno ma trova una risonanza interiore in noi», quella che possiamo riconoscere «nel sentimento della gioia che accompagna l’ascolto della Parola stessa». Quindi, la sottolineatura: è importante ascoltare non solo con il nostro cuore ma «ascoltare il cuore dell’altro perché nel cuore di ognuno agisce lo Spirito Santo» e vi opera Dio che «per primo ha ascoltato il grido degli abitanti di Roma e oggi manda noi ad ascoltarlo, anche quando è scomodo e difficile» perché quello dell’ascolto «è un cammino che non si esaurisce mai, è come l’amore: senza misura».

Il momento di meditazione e preghiera comunitaria degli operatori di pastorale giovanile che gremivano la cattedrale, alla presenza dei vescovi ausiliari dei diversi settori della diocesi, è stato un primo momento di ascolto concreto dei giovani. All’inizio della celebrazione, l’invocazione allo Spirito Santo con la consegna da parte di 8 adolescenti di altrettante lampade accese a 8 adulti chiamati a essere, in diversi ambiti di intervento, interlocutori privilegiati dei più giovani: una coppia di genitori, un sacerdote, un educatore, un animatore di oratorio, un insegnante di religione, un animatore di un gruppo universitario, una consacrata e un rappresentante di un movimento ecclesiale.

Quindi, sono stati proiettati tre brevi video che hanno offerto, attraverso la voce dei giovani stessi, spunti di riflessione rispetto a quelle tematiche che interessano più da vicino la loro vita. Per prima, la paura di non saper corrispondere alle aspettative degli adulti che sembrano volerli grandi e vincenti; poi l’incertezza nei confronti del futuro che appare sempre più precario e nel quale anche gli adulti sembrano riporre sempre meno fiducia. Infine, spazio al grido dell’orfananza e della assenza di radici: in un mondo in cui tutti gridano le loro verità, pochi sembrano ascoltare davvero i giovani che si dicono incapaci di poter capire dove andare se non sono messi nelle condizioni di definire con certezza da dove vengano e quali siano i loro riferimenti.

Da ultimo, la basilica e il chiostro adiacente si sono trasformati in un grande laboratorio che ha visto lavorare in gruppi gli educatori presenti, chiamati a confrontarsi e poi a sintetizzare in un’immagine l’atteggiamento che manca in loro e nelle loro comunità per generare un ascolto autentico del cuore e fatto con il cuore. Prima della benedizione finale quindi De Donatis ha affidato a tutti la lettura delle indicazioni pastorali presentate lo scorso 24 giugno, suggerendo inoltre l’uso del “quaderno dell’Esodo”, realizzato dall’Ufficio scuola diocesano, per appuntare sulle pagine bianche «le suggestioni di un cammino condiviso tutto da scrivere».

romasette.it

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