In 21 prefetture le scuole per gli educatori degli adolescenti

In 21 prefetture le scuole per gli educatori degli adolescenti

Il primo passo, lo scorso anno, in 11 prefetture. Don Antonio Magnotta, Pastorale giovanile diocesana: «Condividere esperienze e conquistare spazi feriali»
07 Febbraio 2017 Formazione

«I ragazzi e le ragazze adolescenti risultano essere nelle parrocchie il segmento numericamente più consistente della realtà giovanile nelle nostre comunità». Sono loro i destinatari indiretti di quel «processo di formazione continua dei loro educatori» che il Servizio diocesano per la pastorale giovanile ha avviato lo scorso anno in undici prefetture.

Dopo la prima esperienza che don Antonio Magnotta, incaricato del Servizio diocesano, definisce «sperimentale», sono state 21 le prefetture che nel corso di quest’anno pastorale hanno aderito ai laboratori di formazione. Il progetto ha lo scopo di rendere «visibili» gli educatori degli adolescenti, «finora confusi tra i catechisti dell’iniziazione cristiana o considerati come semplici animatori delle nuove generazioni».

Ci si è resi conti che questi educatori «hanno bisogno di condividere esperienze, di crescere e di formarsi», aggiunge don Magnotta. Nel primo anno il percorso di formazione prevede tre incontri incentrati sul tema del linguaggio dell’annuncio: biblico, esperienziale e liturgico. L’esperienza del secondo anno, oggi proposta alle undici prefetture che hanno iniziato il cammino per prime, si concentra sul tema del gruppo.

Negli incontri si offre anche la possibilità di prendere confidenza con l’itinerario e il metodo proposto nel sussidio diocesano sui tre doni del Battesimo (la regalità, la profezia, il sacerdozio). Si è fatta la scelta di non preferire una formazione unica per tutte le parrocchie, spiega don Magnotta, ma di raggiungere gradualmente il territorio «per essere aiutati a leggere la realtà e a calibrare specificatamente la proposta diocesana tenendo conto di chi si ha davanti».

I laboratori di prefettura hanno così l’obiettivo di favorire la relazione e la condivisione tra animatori di parrocchie vicine, innescando dei processi di collaborazione; dare un contributo specifico alla formazione dei collaboratori dei parroci; sostenere da vicino le singole situazioni; far diventare la comunità protagonista della cura dei ragazzi «evitando di affidare a pochi la responsabilità delle nuove generazioni».

Incontrare gli animatori e gli educatori
degli adolescenti – conclude don Antonio –, «significa anche incontrare i giovani delle nostre parrocchie e scoprirli in grado di porsi la domanda del servizio». I laboratori diventano così «risorsa per il territorio e spazio di formazione che apre la via a quel cammino che come dice il Papa “non domina spazi ma innesca processi” e conserva la cura dei giovani in un’umile e tenace ferialità».

Fonte: romasette.it

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