Vivere nella ferialità i frutti della GMG

Vivere nella ferialità i frutti della GMG

L’incaricato diocesano don Antonio Magnotta fa il punto sugli obiettivi della Pastorale giovanile romana all’indomani del raduno di Cracovia
19 Settembre 2016 Parole del direttore

Cambiare il divano con un paio di scarpe per camminare su strade mai sognate, che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia. Riparte dalla fatica del cammino il nuovo anno del Servizio diocesano per la pastorale giovanile. Un cammino lungo e impegnativo suggerito da Francesco ai due milioni di ragazzi presenti al Campus Misericordiae della Gmg di Cracovia. «Diciamolo chiaramente – puntualizza don Antonio Magnotta, incaricato diocesano per la Pastorale giovanile -, abbandonare il divano per testimoniare la fede richiede un notevole sforzo di volontà per i nostri giovani. Non è facile nei loro ambienti di vita: a scuola, in famiglia, con gli amici». Per questo «hanno bisogno di essere sostenuti attraverso un accompagnamento costante, nelle nostre comunità parrocchiali».

Non a caso, la parola al centro del nuovo anno pastorale, per il Servizio guidato da don Antonio, sarà «ferialità». Oggi «i nostri giovani, a partire dai ragazzi e dalle ragazze che escono dal percorso dell’iniziazione cristiana, ci chiedono comunità capaci di generare appartenenza», attraverso «il gusto del rimanere insieme e dell’essere accompagnati». È un cammino che «richiede la priorità dell’incontro» per tutti coloro che hanno la responsabilità della formazione, con l’obiettivo di investire «non tanto nel cercare risultati appaganti nell’immediato» ma «nella cura di una competenza che ci fa educatori attenti, generatori di fiducia, capaci di far vivere alla luce la profezia buona che ogni ragazzo porta con sé».

Il primo incontro don Antonio lo dedica ai sacerdoti. «Sono i nostri primi interlocutori; è necessario costruire con loro – puntualizza – una mentalità sempre più condivisa, evitando il sovrapporsi e lo scontrarsi di diversi modelli di pastorale giovanile». All’incontro, previsto per il 22 settembre all’istituto Missionarie della Scuola e organizzato in collaborazione con il Servizio diocesano per la formazione permanente del Clero, parteciperà anche Paola Bignardi, dell’Istituto Toniolo. La ricercatrice presenterà un’indagine sui giovani e la fede in Italia curata dall’ente fondatore dell’Università Cattolica. «Non si tratta di aridi numeri e di fredde percentuali – sottolinea don Antonio – ma sono le parole e i pensieri più genuini venuti fuori dal dialogo e dall’ascolto di tanti ragazzi. Una miniera importantissima per noi educatori». Durante l’anno pastorale, i viceparroci saranno interpellati ulteriormente con un laboratorio sul tema dell’accompagnamento dei giovani.

Il 24 settembre il secondo incontro, quello con gli animatori degli adolescenti. «Da due anni a questa parte abbiamo iniziato ad intrecciare un rapporto più stretto con loro; crediamo siano il punto di forza della pastorale giovanile». Sono centinaia di giovani e adulti che i parroci hanno messo a servizio degli adolescenti: «Hanno bisogno di scambiarsi informazioni entrando in una rete e condividendo un itinerario comune». Nella mattinata del 24 si parlerà dei contenuti proposti dalla diocesi per il nuovo anno; nel pomeriggio ci sarà il laboratorio dal titolo «Come animare il gruppo e le relazioni con i ragazzi» a cura di Fabrizio Carletti. «La formazione degli animatori non si esaurisce qui. Continuerà nelle prefetture proseguendo l’esperienza dello scorso anno». Si tratta di «accendere un processo, più che dominare spazi», come dice il Papa nella Evangelii gaudium, «decentralizzando la formazione: vogliamo aiutare gli educatori a entrare in rapporto tra loro, sul territorio, creando relazioni».

Il terzo incontro è dedicato infine ai ragazzi. Il 3 dicembre la liturgia d’Avvento. «Vorremmo riaccendere con loro il cammino di Cracovia proponendo poi un laboratorio sull’affettività a ottobre, una giornata sul tema della comunicazione a febbraio e, in estate, un ritiro spirituale di tre giorni». L’intenzione è quella di «aiutarli a vivere, nella ferialità, i frutti generati dalla Gmg». Sono «pronti a dare il meglio di sé, aprendosi con grande fiducia nei confronti dell’altro. Sta a noi farci trovare pronti – conclude don Antonio – ad accompagnarli il più lontano possibile dai loro divani».

Fonte: romasette.it

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